I nostri figli

 

Che felicità veder quei bimbi gioir,

che felicità saper che son lì

e negli occhi tuoi cercano un sorriso.

 

Giocano, gridano, ridono, piangono,

aspettano che gli tendi una mano.

Che tristezza in fondo al cuor,

pensar che cresceranno

e incontro al mondo andranno.

 

S’inonda di gioia il mio cuor,

al pensiero che la loro vita,

dentro me ho coltivato.

 

Che felicità veder che son lì.

Vedi che son belli

Sono il frutto del nostro amore.

 

 

 

(*) Non c’è al mondo gioia più grande nel vedere i propri figli mentre giocano, e non si accorgono che tu stai li a guardare.

Il compromesso

 

Stamani ho un colloquio di lavoro,

mi preparo per benino

e mi presento con puntualità.

 

Un signore mi fa accomodare,

tutto galante e con gli occhi un po’ intriganti

inizia a farneticare.

 

Ma mi accorgo

che ogni parola ed in ogni gesto

c’è qualcosa di sospetto.

 

Dopo un po’ di parloquiare,

quel discorso mi sa un po’ di compromesso.

 

Mi alzo, e con fare impettito

gli dico:…..

Senta lei,

ho bisogno del lavoro,

ma, io ho orgoglio e dignità

e discender a compromesso

proprio non mi và.

Neve

 

Scendi giù,

leggera e silenziosa,

tutto avvolgi in un istante

come una magia,

nascondi con il tuo manto

tutto quanto sporca il mondo.

 

Bello appare il paesaggio

e col tuo candore

caldo e amore infonde ai cuori.

 

I tuoi fiocchi son farfalle

vengon giù danzando,

davanti gli occhi

di una fanciulla,

che una donna è diventata.

L’incertezza

 

Se una scelta hai da fare

e non sai più

che strada pigliare,

se voltare a destra o a manca

mentre stai lì a pensare,

la via giusta da fare;

l’angoscia che t’assale

e se poi

la via è errata?

stai attento,

indietro non puoi tornare.

 

L’incertezza del domani

l’hai dipinto su nel viso,

ci vorrebbe un sorriso,

una mano che t’aiuta

a trovare quella via

e se poi,

è quella giusta

ritorna la certezza.

 

Leggera ti rende la via,

ti accarezza e fa sognare,

spazza via le nubi

torna il sole a brillare.

La luna

 

Tra il mormorio del mare

e il luccichio delle stelle,

dondolando la barchetta va.

 

Col suo chiarore

il cielo e il mare si fonde,

la sua luce

riflette le ombre.

 

Una sensazione

forte e strana

emana,

come in un paesaggio incantato

tutto appare.

 

Con la fantasia

ho viaggiato,

ad appurarne la beltà

sono andata;

quell’armonia argentea

un’emozione immensa

mi ha creato,

che il mio cuor

ha invaso e disarmato.

Lui è quello

 

Tu che al mondo

non sei nessuno,

tu che guardi con quegli occhi,

occhi grandi,

occhi scuri

e la sera pensi:

tanto…..

non son figlio di nessuno.

 

Tu drogato, handicappato,

marocchino o chissà che altro,

tu sei solo un emarginato

in questo mondo che solo pensa:

lui è quello.

 

E non ti dice mai aspetta

Perché ha sempre troppa fretta.

 

Tu che sei figlio delle stelle

dormi là,

per terra o su una panca,

di un parco od una stazione,

riscaldata dal calore

freddo di un cartone

e se non mangi chissà da quando,

non importa.

 

Tanto…..

Tu sei nessuno.

 

E se un bimbo fortunato

dice alla sua mamma:

guarda quello,

se lo tira con uno strattone.

 

Dai andiamo via.

Tanto…..

Lui è quello.

 

Lui è quello,

che vorrebbe una carezza,

non disprezzo e amarezza,

ed al mondo va bussando

con la coda tra le gambe,

e se ne va pensando:

 

Tanto….

Non so figlio di nessuno.

Pensieri

 

Mille pensieri si addensano nella mente,

si scontrano tra loro,

vanno via, ma poi tornano ancora.

 

A tutte le ore pensieri,

pensieri cupi,

pensieri lieti, piccanti ed intriganti;

si affollano d’entro,

un vulcano incandescente

di pensieri dannati ed incoerenti.

 

Pensieri per te,

d’amore, caldi ed invitanti,

come accarezzati dallo zefiro

che dolce e soave arriva dal mare.

 

Tristi e malinconici, pensieri.

 

Pensieri, per l’amore che finisce,

un amico che ti tradisce,

per la giovinezza che appassisce;

pensieri senza confini,

pensieri che ti fanno compagnia

e se hai confusione

cercano la soluzione.

 

Pensieri che camminano con te,

mano nella mano

fanno parte del tuo io.

 

Pensieri,

se non ci sono,

non sei vivo.

La mia sicilia

 

Circondata dal mare,

da sempre stai lì a guardare

il tuo destino,

che mille predoni hanno sempre dominato.

 

Tra profumi di zagare

e frutti gioiosi

le valli assolate, di antichi tesori

il tempo ti ha incarnato;

son le tue mura

di roccia vulcanica,

annerite dal monte intricante,

che lassù nell’infinito sembra un gigante.

 

D’oscure tresche

ha macchiato il tuo onore,

e piccole donne col lutto nel cuore

ne portano il dolore.

 

E se tanti genti

ti ha offesa e marchiata,

tant’altre genti

ti ha ammirata

per l’orgoglio che,

mostrato hai mille venti,

che nella storia

ti hanno attraversato.

 

E hai tanti uomini

con il loro ingegno di te,

le opre e le gesta

al mondo intero,

le hanno immortalato.

 

Io che in questa terra

sono nata, spero

cambi la tua sorte.

 

Ti svegli da quel torpore,

l’omertà il dolore

ceda all’ardore e all’amore.

 

Una morte fredda e maledetta,

che ha stroncato

le vostre vite

che pensavate infinite,

che in mezzo alle macerie

il mondo avreste cambiato

quando grandi sareste diventati,

come fratelli vi sareste abbracciati,

e ai vostri figli

l’amore avreste insegnato.

 

Ora di voi

Solo un numero rimane,

e le vostre madri

desolate e appassite dal pianto,

nel vostro sangue al loro dolore

daranno sollievo,

nell’affannosa speranza

che al vostro posto,

di nuovo ci saranno

altri compagni di giochi

non compagni sfortunati.

Compagni di gioco

Un’altra bomba è scoppiata

una mano fredda

in mezzo alla folla

l’ha lanciata,

e nessun scrupolo si è creato,

se ha distrutto

madri e bambini

che al mercato sono andati,

per un tozzo di pane secco e duro.

 

Tante volte altre bombe son scoppiate,

in quella terra bersagliata,

ma nessuno se ne cura

perché lì “certi affari”

non si possono realizzare.

 

Quindi ! ,

stiamo a guardare.

 

Guardare ancora,

quegli occhi grandi di paura,

che di noi hanno bisogno

per poter mangiare

anche quel tozzo di pane duro.

 

E poi l’, giù per terra,

voi che eravate

compagni di giochi,

ora siete

compagni di morte.

La farfalla

Svolazzi leggera

nell’aria profumata,

con le ali vezzose

sopra i fiori ti posi,

contenta che, la natura

ti ha donato quell’attimo di vita

allegra e spensierata;

ed ignara sei

che un domani,

nel tuo destino non ci sarà mai.

 

Forse nelle mani discole e piccine,

in un barattolo ancora prima

alla tua vita vuol metter fine;

o di chi dietro ti corre,

per farsi un vanto

a mostrarne la rarità.

 

Tu, che crisalide sei nata

è in farfalla poi ti sei trasformata,

con le danze e i tuoi colori

a rallegrar la primavera

nel creato sei arrivata.

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